Per anni Tony Blair è stato considerato uno dei fari della sinistra riformista europea e mondiale. È stato lui, tra i primi, a sposare le agende ambientaliste radicali, a sostenere la necessità di una transizione ecologica immediata, anche a costo di sacrifici enormi per i cittadini.
Oggi, in una lunga intervista ai tabloid inglesi, Blair sorprende tutti con un’ammissione spiazzante:
“La transizione ecologica è destinata a fallire… È profondamente sbagliato chiedere alle persone sacrifici finanziari e cambiamenti nello stile di vita quotidiano facendo credere che sia necessario, mentre il loro impatto sulle emissioni globali è insignificante.”
Parole pesanti, che segnano un ripensamento clamoroso. Peccato, però, che arrivino troppo tardi.
Negli ultimi anni, interi settori produttivi sono stati messi in ginocchio da decisioni politiche affrettate e ideologiche. Poli industriali che un tempo garantivano prosperità sono stati smantellati; aree geografiche fiorenti sono state svuotate; milioni di lavoratori in tutto il mondo hanno perso il posto dall’oggi al domani; famiglie e comunità si sono impoverite a causa di licenziamenti di massa mascherati da “conversione ecologica”.
Questa deriva, guidata da una vera e propria agenda criminale, ha avuto come carburante l’attivismo di giovani strumentalizzati: ragazzi senza futuro, usati come carne da cannone, mandati nelle piazze con una spilletta e un cartello in mano, convinti di dover credere ciecamente a ciò che veniva loro imposto.
In Italia, per fortuna, la situazione è meno drammatica che altrove. Il nostro Paese ha potuto contare su un governo che, opponendosi fermamente all’agenda woke e ai suoi estremismi, ha evitato che queste follie prendessero pieno piede. Ma altrove, i danni ormai sono stati fatti. E non si torna indietro.
Il tardivo mea culpa di Tony Blair non basta. Perché la colpa storica e politica di chi ha alimentato queste derive non è solo un errore di valutazione: è un tradimento verso milioni di persone che hanno pagato il prezzo più alto. E no, non merita perdono.







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