Buon 25 Aprile a tutti. Una data potente, potentissima. Talmente potente che da decenni viene usata, troppo spesso, per dividere invece che unire.
Si celebra la Liberazione, su questo non ci sono ambiguità: fu la fine di un regime, l’inizio della democrazia. Ma chi ha davvero a cuore la libertà ha anche il dovere di raccontare la verità intera, non solo quella che fa comodo a certi salotti o che riscuote applausi sguaiati a sinistra.
Il 25 aprile fu il frutto dell’impegno di tanti: cattolici, liberali, monarchici, azionisti, comunisti. Eppure, negli anni, la sinistra ha tentato di trasformarlo in una festa di parte, riducendo la Resistenza a un patrimonio ideologico esclusivo. Come se chi non sventola la bandiera rossa non potesse sentirsi figlio di quella libertà.
Si parla di memoria ma si pratica una selezione rigida e ideologica del ricordo: si commemorano – giustamente – le vittime del fascismo, ma si dimenticano le violenze compiute dai comunisti nel dopoguerra. Le epurazioni senza processo di donne e uomini senza colpa, gli omicidi politici di simpatizzanti fascisti, i deliberati assassini di preti e suore, gli eccidi come quello di Porzûs. Chi osa ricordarli, viene etichettato come revisionista. E nelle scuole, di tutto questo, si parla poco o nulla. La storia, quando è scomoda, viene nascosta sotto il tappeto.
Per decenni, silenzio sulle Foibe e sull’esodo di centinaia di migliaia di italiani. Oggi sappiamo, riconosciamo, celebriamo quel dramma. Ma chi per anni lo ha negato, tace. Non si scusa. Continua a negare. E pretende ancora di dare patenti di democrazia.
Si celebra la “liberazione”, ma si rimuove il contributo decisivo delle truppe angloamericane, senza le quali la libertà non sarebbe mai arrivata. Fa fatica, a certi ambienti, ammettere che fu anche grazie alla bandiera americana che oggi possiamo manifestare liberamente.
E poi, la più grave e intollerabile delle ipocrisie: oggi si grida alla libertà, ma c’è chi – in nome dell’antifascismo – evoca con leggerezza la violenza, parla pubblicamente di appendere a testa in giù chi la pensa diversamente, di “eliminare i nemici politici”. Parole gravi, irresponsabili, inaccettabili in una democrazia. E che dovrebbero scandalizzare tutti, non solo quelli che votano al centro o a destra.
Si marcia con la Costituzione in mano, ma poi si definiscono “fascisti” i moderati, si censura il dissenso, si mette alla gogna chi osa parlare di Patria o Identità. Si dimentica che la libertà vale solo se vale per tutti, anche per chi non applaude la narrazione dominante.
E allora sì, buon 25 Aprile a tutti.
Ma sia chiaro: solo se è la festa della libertà condivisa, non l’ennesimo rito di intolleranza mascherato da antifascismo.
Perché quando l’odio prende la parola, la libertà perde la voce.
Difendere la memoria, sì. Ma con rigore, senza retorica, e soprattutto senza violenza verbale. Perché la libertà – quella vera – non si grida, si pratica. E non ha bisogno di odio, ma solo di verità.







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