Francesco ha scelto la via dell’apertura, del dialogo a tutto campo, del “ponte” verso chiunque. Un’intenzione nobile, certo, a tratti nobilissima. Ma oggi dobbiamo chiederci: a forza di diluire tutto, non si è annacquato proprio ciò che di più sacro abbiamo?

In nome dell’inclusività a tutti i costi, si è spesso rinunciato alla chiarezza dottrinale. Si è accolta ogni voce, ma troppe volte si è dimenticato di custodire la Verità con la V maiuscola. O, nella troppa delicatezza del porsi, è mancato il coraggio di difenderla, anche a costo di farsi dei nemici. E mentre si aprivano le porte al mondo, migliaia di fedeli – confusi, smarriti, delusi – le Chiese le lasciavano.

Emblematico è stato il tentativo di apertura verso la comunità LGBTQ: un malriuscito esperimento pastorale che, dopo entusiasmi iniziali, si è fermato bruscamente. Né le strutture profonde della Chiesa, fortunatamente, lo hanno permesso, né la comunità LGBTQ ha mai davvero voluto aderire a una proposta che non ha mai condiviso, rivendicando – spesso con toni sprezzanti – la sua intolleranza verso la religione. L’illusione che una moda passeggera e sciocca potesse modificare un dogma che ha plasmato i secoli è naufragata contro la realtà.

Il risultato? Unicamente maggiore smarrimento tra i fedeli autentici, che hanno visto vacillare certezze millenarie, senza alcun beneficio reale in termini di evangelizzazione. E proprio nel crepuscolo del pontificato, lo stesso Papa Francesco si è ritrovato sotto attacco da parte di chi aveva cercato di accogliere. Bastò una frase – detta con la massima benevolenza d’animo, peraltro mal riportata: “C’è troppa frociaggine” – per trasformarlo, agli occhi di quella stessa comunità, quasi in un Anticristo.

I dati parlano chiaro: in calo le vocazioni, in crisi la partecipazione ai sacramenti, in costante diminuzione il numero di chi si definisce cristiano praticante. Forse, nel tentativo di parlare a tutti, si è finito per non parlare più a nessuno. Da religione si è diventati “buonismo universale”. Ma non è questo il senso di una Religione.

Il confronto con le altre grandi fedi è impietoso. L’Islam, saldo nella sua identità, fa proselitismo – e questo è da ammirare: chi non sente il bisogno di adeguarsi agli altri, chi non teme di non piacere a tutti i costi, è destinato a rafforzare la propria identità. Le religioni orientali non annacquano: approfondiscono. E raccolgono adesioni, non abbandoni.

Il Vangelo è per tutti, sì, ma non è per tutto. Non si plasma a seconda del tempo: semmai, è il tempo a dover essere illuminato dal Vangelo.

In tempi non sospetti, Benedetto XVI – uomo di Fede e, per questo, inviso alle sinistre mondiali e ai progressisti – profetizzava una Chiesa che sarebbe rinata dal piccolo, dalla fedeltà di pochi, purificata dalle scorie del mondo. Forse è questo il tempo. Un tempo difficile, ma forse anche necessario.

Non sempre è bene diluire. A volte, per dissetare davvero l’anima, serve l’acqua pura della Verità.


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