Sabato, le strade di Roma sono state teatro di una manifestazione pro-Palestina che ha destato sconcerto e indignazione. Quello che doveva essere un corteo pacifico, volto a esprimere solidarietà per la causa palestinese, si è trasformato in un episodio di violenza e caos. Alcuni gruppi di manifestanti hanno inneggiato ad Hamas, una delle organizzazioni più radicali e violente della scena internazionale, e si sono scontrati brutalmente con la polizia. Questo episodio solleva una domanda cruciale: come possono definirsi “pacifisti” mentre esaltano un’organizzazione che pratica il terrore e si scagliano contro chi tutela l’ordine pubblico?
L’ipocrisia è lampante. Chi marcia per la pace dovrebbe promuovere il dialogo, il rispetto e la non-violenza. Tuttavia, durante la manifestazione di ieri, si è assistito a tutt’altro. Alcuni partecipanti, che teoricamente avrebbero dovuto lanciare un messaggio di speranza, hanno mostrato atteggiamenti estremisti e violenti. Sostenere Hamas, riconosciuta come organizzazione terroristica da numerosi paesi, inclusi Stati Uniti e Unione Europea, è una scelta che distrugge qualsiasi credibilità nel voler cercare una soluzione pacifica. Hamas ha seminato morte e distruzione per decenni, eppure certi manifestanti sembrano chiudere gli occhi di fronte a queste verità, inneggiando a chi fa della violenza il proprio strumento di lotta.
Ma la contraddizione non finisce qui. Non è solo una questione di bandiere o slogan. Nella manifestazione di ieri, alcuni manifestanti hanno attaccato la polizia, scatenando scontri che nulla hanno a che fare con la pace che dicono di voler promuovere. Come si può credere a chi invoca la pace ma usa la violenza come mezzo di protesta?
È comprensibile e legittimo esprimere solidarietà per il popolo palestinese e chiedere una risoluzione pacifica al conflitto con Israele. Ma utilizzare queste manifestazioni per promuovere l’agenda di un gruppo che fa del terrore una bandiera e attaccare le forze dell’ordine è un tradimento di quei valori che i manifestanti dovrebbero rappresentare. Non si può parlare di giustizia e pace quando si supporta una fazione che usa la violenza indiscriminata, e non si può invocare il rispetto dei diritti umani mentre si aggredisce chi ha il compito di garantire l’ordine pubblico.
Se vogliamo davvero costruire un movimento per la pace che sia credibile e capace di incidere, dobbiamo partire da un principio chiaro e inequivocabile: condannare ogni forma di violenza, sia essa perpetrata da Hamas o dai manifestanti stessi. Solo attraverso il dialogo e il rispetto reciproco si potrà sperare in una vera soluzione pacifica del conflitto, fondata sulla giustizia e sulla convivenza.







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