La decisione del tribunale di Catania di liberare tre pregiudicati tunisini dal centro di accoglienza di Pozzallo, rimettendoli in strada, ha scatenato un terremoto sociale e politico. Di fronte a migranti con precedenti penali, tra cui furto aggravato, violenza privata e violazione dei provvedimenti di espulsione, la magistratura catanese ha deciso di ignorare le necessità di sicurezza nazionale per piegarsi al permissivismo che sta minando le fondamenta del nostro Paese.

I fatti sono, a dir poco, scioccanti: due dei tunisini erano già stati espulsi, ma hanno illegalmente fatto ritorno in Italia, dimostrando come l’assenza di un controllo alla frontiera sia un male enorme. Il terzo, condannato per furto aggravato e violenza privata, rappresenta una minaccia per la sicurezza interna. Eppure, il Tribunale di Catania ha deciso di rilasciarli, affermando che il loro trattamento “viola i principi di umanità ed è illegittimo“. Noi uomini di buona volontà continuiamo a chiederci come questo sia possibile, come sia anche solo ipotizzabile che lo Stato non è in grado di garantire che le sue leggi siano rispettate. Siamo davvero disposti sulla sicurezza ad adeguarci a libere interpretazioni burocratiche di stampo ideologico?

Il Governo ha protestato contro questa decisione assurda, col Ministro dell’Interno Piantedosi che ha annunciato un ricorso immediato. Ma non possiamo fare a meno di chiederci se ciò sia sufficiente. Quanto a lungo ancora dovremo accettare che alcuni magistrati, politicizzati e sempre più distaccati dalla realtà e dalle esigenze di sicurezza dei cittadini, continuino ad ostacolare l’applicazione delle leggi? Questa sentenza è chiaramente una dichiarazione di guerra alla politica migratoria del Governo, un tentativo palese di indebolire la capacità dello Stato di difendere i propri confini.

Questo non è minimamente accettabile. La sovranità nazionale non può essere sacrificata sull’altare della politica giudiziaria. Il decreto Cutro è stato concepito per accelerare il rimpatrio dei migranti irregolari, a maggior ragione di coloro che, come in questo caso, provengono da Paesi nei quali non vi sono nè guerre nè carestie in atto: la Tunisia è, infatti, una Nazione sicura. Eppure, ammazzando il buon senso, il Tribunale di Catania ha deciso di paralizzare ogni tentativo di difendere i cittadini. Il Governo ha ricevuto un mandato chiarissimo dall’elettorato: proteggere l’Italia dall’immigrazione irregolare, un sentimento diffuso in tutta l’Unione Europea alla luce degli ultimi avvenimenti. Eppure, sembra che vi siano forze interne che, facendo politica al di fuori della politica e con poteri abnormi, intendono sabotare questo mandato.

Questa vicenda apre un interrogativo, l’ennesimo, drammatico: l’Italia può ancora controllare il proprio destino? O deve essere ostaggio di chi le rema contro? Se decisioni come queste, inspiegabili a maggior ragione trattandosi di soggetti pregiudicati, continueranno a minare la sovranità nazionale, rischiamo di essere travolti da un’ondata migratoria fuori controllo, con conseguenze devastanti per la sicurezza interna e per l’identità del nostro Paese. Serve una riforma della giustizia, completa ed urgente, che impedisca ad alcuni magistrati di vanificare ogni sforzo di garantire ai cittadini quella serenità che meritano.

La liberazione di questi tre pregiudicati per pretesto ideologico è un segnale inquietante che non possiamo permetterci di ignorare.


Scopri di più da Conservare la libertà

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento

articoli principali

Scopri di più da Conservare la libertà

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere