In questi giorni è allo studio un disegno di legge per limitare l’uso dei social network ai minori di 15 anni. Questa proposta nasce da preoccupazioni sempre più diffuse riguardo agli effetti negativi dei social sulla salute mentale dei giovani. Secondo recenti studi, oltre il 60% degli adolescenti ha riferito di sentirsi stressato o ansioso a causa della pressione sociale online. Alcuni potrebbero gridare alla censura e alla violazione della libertà personale, ma in realtà, questa iniziativa rappresenta un intervento necessario per riportare la società a un approccio equilibrato e responsabile nella gestione della tecnologia.
Negli ultimi anni, l’esplosione dei social media ha lanciato in pasto ai giovani contenuti inadeguati e pressioni sociali sproporzionate. Questo non è solo un problema di esposizione a materiali potenzialmente dannosi, ma anche una questione di sviluppo psicologico e tutela della crescita individuale. Limitare l’accesso ai social ai minori, in particolare ai baby influencer, è un passo verso la protezione dell’infanzia da un mercato che sfrutta l’immagine dei più piccoli per scopi economici. Non è raro vedere bambini diventare strumenti di marketing senza comprenderne le implicazioni, con effetti devastanti sul loro benessere psicologico.
Il disegno di legge prevede che i minori possano accedere ai social solo con un’autorizzazione esplicita dei genitori e richiede alle piattaforme di verificare l’età degli utenti. Questo comporta una maggiore responsabilizzazione delle famiglie, spesso colpevolmente assenti o comunque colpevolmente inconsapevoli dei danni derivanti da un uso scorretto dei social. Queste devono vigilare e guidare i propri figli in questo passaggio: libertà non significa assenza di regole ed un ambiente digitale non regolamentato rischia di compromettere i valori dell’autodisciplina e del rispetto normativo fondamentali per una società sana.
In questo contesto, viene anche proposta l’inutilizzabilità, da parte dei genitori, dei guadagni derivanti dalle attività pubblicitarie online dei minori. Questa misura offre una tutela economica per i ragazzi e disincentiva la spettacolarizzazione della vita privata dei bambini, favorendo un contesto familiare sereno e rispettoso delle fasi evolutive. Si tratta di una dinamica purtroppo sempre più presente, e la legge intende contrastare il fenomeno di genitori che, per motivi economici, espongono eccessivamente i propri figli online.
Siamo di fronte al tentativo di offrire una risposta ai pericoli del web, per ristabilire un ordine valoriale che ponga al centro la crescita equilibrata dei minori. Inoltre, questa volontà governativa dispone di un forte consenso politico anche presso le opposizioni, dimostrando che è possibile unire le forze su temi cruciali per il bene comune. Creare un contesto in grado di proteggere i minori è un obiettivo ambizioso e necessario, specialmente in un’epoca in cui la tecnologia supera la capacità della società di adattarsi e regolamentarsi.
Cosa ne pensate? Questa legge potrebbe realmente contribuire a un ambiente digitale più sicuro per i giovani? Dal mio punto di vista, questo disegno di legge sottolinea l’importanza della responsabilità personale e della famiglia come nucleo fondamentale della società. È un invito a tornare ai principi di responsabilità ed autodisciplina essenziali per una crescita sana. Nessuno demonizza la tecnologia in sé: è un prezioso alleato, ma solo se utilizzato con buon senso e rispetto delle regole. È cruciale riaffermare la centralità dell’individuo e della famiglia come baluardi contro le derive negative della modernità.







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